Enzo Mari: 1932-2020

Omaggio ad uno dei più grandi maestri italiani del design. La bellezza sta nel significato, nel’essenza de “l’unica forma possibile”. Fermo nel lavoro incessante e nella coerenza sociale e materiale, Enzo Mari ha disegnato archetipi e li ha resi di nuovo accessibili a tutti. “Tutti devono progettare se non vogliono essere progettati”.
Artista, critico e teorico – oltre che designer – Mari è stato fonte di ispirazione e punto di riferimento per diverse generazioni di progettisti e imprenditori del design, e le sue idee radicali hanno contribuito a plasmare il design contemporaneo.
Nato nel 1932 a Cerano, in Piemonte, e si è trasferito a Milano nel 1947 svolgendo diversi lavori prima di iscriversi all’Accademia di Belle Arti di Brera nel 1952. Lì ha studiato arte e letteratura, con un particolare interesse per la psicologia della visione, la progettazione delle strutture percettive e la metodologia del design.
Alla fine degli anni ’50 ha incontrato l’imprenditore Bruno Danese (che con la moglie Jacqueline Vodoz ha lanciato l’omonimo marchio di design descritto come ‘progetto a lungo termine per portare l’arte nella vita di tutti i giorni’, cambiando il volto del design industriale), un incontro che ha contribuito a formare e a lanciare la carriera di Mari come designer.
Con Danese, Mari ha creato uno dei suoi pezzi più conosciuti e amati, il puzzle in legno 16 Animali. Da un unico pezzo di legno di quercia, Mari ha disegnato 16 animali attraverso un taglio continuo, un oggetto che è stato ispirato dalla sua ricerca sui giocattoli per bambini scandinavi e dai suoi stessi figli. Ogni animale è progettato come un oggetto a sé stante, che si inserisce perfettamente anche all’interno di una struttura minimalista a puzzle: un esercizio di espressività formale insuperato.
Durante i suoi 60 anni di carriera, Mari ha continuato incessantemente a lavorare, concependo oltre 1500 progetti per aziende come Danese, Driade, Artemide, Zanotta e Magis, oltre a illustrazioni, libri con Einaudi e Bollati Boringhieri e opere fantasiose per bambini pubblicate dall’eroico editore italiano Corraini.
Alcuni dei suoi oggetti più noti includono il vassoio Putrella per Danese, creato intuitivamente da una trave industriale piegata, una forma archetipica in cui Mari riconosceva un potenziale espressivo. Un altro pezzo iconico che ha disegnato per Danese nel 1966 è il calendario perpetuo Timor, uno “strumento grafico” che rappresenta il suo approccio pratico alla creazione. Realizzato con carte di plastica fissate a un perno centrale, il design è stato ispirato dalla segnaletica ferroviaria e dalla funzionalità di lunga durata. L’architetto svizzero Max Bill ha detto che Mari ha pensato in modo creativo e costruito in modo logico, una descrizione adeguata della dualità della sua opera.
Sebbene Mari fosse forse più intuitivamente conosciuto per i suoi progetti, sono le sue idee che lo rendono uno dei pensatori più radicali e rivoluzionari della sua generazione: vedeva il design come un’utopia democratica, la responsabilità di un progettista nei confronti della sua comunità. Affermava che il suo lavoro mirava a creare un mondo migliore, guardando a scenari futuri che avrebbe affrontato con i suoi progetti.
Le sue idee politiche si riflettevano nella sua definizione di “buon design”, che ha descritto come sostenibile, accessibile, funzionale, ben fatto, emotivamente risonante, duraturo, socialmente vantaggioso, bello, economico ed accessibile.
Un progetto che forse è l’idea più referenziata di Mari e una dimostrazione calzante del suo pensiero è la serie “Proposta per un’Autoprogettazione”, un libro del 1974 presentato come manuale di istruzioni per creare mobili utilizzando semplicemente tavole grezze e chiodi. Autoprogettazione ha rappresentato un modo economico per produrre mobili condividendo la conoscenza e creando consapevolezza dell’atto di fare: attualissimo…
Mari ha chiuso il suo studio nel 2014, e la mostra al museo della Triennale di Milano sul suo lavoro (attualmente in corso), a cura di Hans Ulrich Obrist con Francesca Giacomelli, chiarisce che il contributo di Mari al pensiero e alle industrie creative è stato di enorme portata e che la sua eredità vivrà per sempre.

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