The Eames House

La Eames House nacque inizialmente come risposta all’appello della rivista Arts & Architecture che nel 1945 lanciò una sfida con il suo “Case Study House Project”: immaginare le case adatte al lifestyle del dopoguerra. Altri architetti e designer come Richard Neutra o Eero Saarinen proposero i loro piani. Quello degli Eames si chiamava, allora, Bridge House. Venne pubblicata come Case Study House #8. Voleva rispondere alle esigenze di una coppia che viveva e lavorava insieme. E insieme Ray e Charles Eames lavoravano sempre, attingendo l’uno alle inclinazioni e capacità dell’altra, spesso addirittura utilizzando un loro linguaggio in cui le frasi di Ray venivano completate da Charles o viceversa, convinti com’erano che la capacità di connettere e collaborare con altri individui con la stessa mentalità e gli stessi obiettivi portino freschezza, creatività e nuove risorse nel lavoro.
Infatti, gli Eames collaborarono spesso anche con altri innovatori come l’inventore del dome geodesico Buckminster Fuller, il designer Alexander Girard o il fotografo Alex Funke, e a influenzare grandemente non solo il design, ma i modi di vita. La loro filosofia e metodo di lavoro possono infatti essere riassunti da alcune citazioni utilizzate dall’Henry Ford Museum of American Innovation, che agli Eames ha dedicato una grande mostra itinerante che ha debuttato lo scorso maggio nella sede del museo in Michigan.
Per gli Eames, infatti, il design non poteva né doveva mai essere un esercizio di stile. Doveva invece offrire soluzioni concrete a problemi: la premessa di quello che oggi chiamiamo “design thinking” e applichiamo anche ad altri campi: “il design è un metodo d’azione. Bisogna sempre considerare il metodo di lavoro per risolvere i problemi piuttosto che l’apparenza fisica del risultato. Buon design è l’espressione di un problema risolto”. Il loro metodo era partire da “un luogo puro” come la passione (“lavorare sempre e solo su cose in cui si crede”), cercare aiuto nella collaborazione con altri, dedicare grande attenzione alle fasi iniziali di preparazione così da consentire un alto livello d’improvvisazione nella fase creativa e, soprattutto, considerare più soluzioni osservando il problema da diverse angolazioni: ovvero iterazione. Ripetere, ripetere e poi ancora ripetere processo e soluzioni fino a essere sicuri che si è arrivati a quella migliore, come accade nel 1940 quando si trovarono di fronte alla sfida di produrre serialmente scocche curve preformate di compensato per le sedie del MoMa, e che in seguito venne utilizzata anche per i modelli in fiberglass.
La Eames House di Los Angeles visitabile oggi non seguì completamente le indicazioni della Bridge House, che prevedeva una costruzione “a palafitta” sull’oceano. Le fondamenta vennero invece posate parallele al fianco della collina con un muro di contenimento di cemento lungo quasi cento metri. La struttura è composta di due parallelepipedi di acciaio alti due piani, collegati da un cortile con pavimento di mattoni e piante in vaso. Sulla facciata esterna della casa, che ha grandi vetrate a tutta parete che creano una fluida connessione tra interno e esterno, spiccano pannelli rossi, blu e oro. L’edificio che ospitò lo studio oggi è la sede della Eames Foundation, che insieme al GettyConservation Institute sta dedicando enormi risorse a preservare la casa per le generazioni future (“The 250 Year Project”), ricercando i materiali più adatti alle necessarie riparazioni senza perdere di vista l’obiettivo di mantenere la casa nelle condizioni in cui ci vissero i proprietari: impresa non facile perché per entrambi gli edifici sono stati utilizzati solo materiali industriali, di cui molti non più in produzione.
Un esempio per tutti: la ringhiera appena curvata che completa la scala a pioli a spirale che porta al secondo piano della casa venne scovata da Ray in un catalogo di navi! Ma lo sforzo della fondazione è evidente anche nei minimi dettagli: tanto la casa che lo studio degli Eames ospitano le collezioni di oggetti, tappeti e arte folkloristica che Ray e Charles amavano acquistare durante i loro viaggi, e i vasi sono ancora riempiti dei fiori e delle piante predilette da Ray.

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